La censura alla Sapienza è sotto gli occhi di tutti. O meglio, sotto gli occhi di chi ha l’occasione, almeno per una volta, di visitare il Rettorato, cuore del grande Ateneo romano.
L’Italia tra le arti e le scienze, murale che fa da sfondo al palco dell’Aula Magna, è uno dei più importanti affreschi monumentali di epoca fascista. Ma oggi, ai nostri occhi, non appare nella versione del 1935, anno in cui Mario Sironi lo completò in occasione dell’inaugurazione della Città universitaria.
L’impostazione e le figure che l’artista scelse per riprodurre la simbologia monumentale del regime sono rimaste pressoché invariate nel corso decenni. Ma effettuando un attento raffronto tra quella attuale e una foto del tempo (custodita dall’Archivio Romana Sironi), risulta evidente che siano mutati numerosi elementi:
- quello che prima era un imponente fascio littorio ora lascia posto a una montagna, che ha inglobato anche il profilo di un’aquila
- scomparso il saluto romano dell’uomo a cavallo sull’arco trionfale
- “Libro e moschetto fascista perfetto” recitava un motto del ventennio, ma rimane a vista solo qualche volume in mano a giovani dalla fisionomia ispirata a Mussolini. Il fucile ora è un semplice bastone.
Dopo la caduta del regime, in pieno fermento oscurantista, da più parti si incitò alla cancellazione dell’opera, che fu risparmiata in seguito alle pressioni dell’architetto Marcello Piacentini, docente di urbanistica e padre del complesso del Rettorato.
Prima nascosta da una copertura cartacea, che forse la danneggio irrimediabilmente, venne poi restaurata nel 1950 da Carlo Siviero che coprì i più espliciti riferimenti al fascismo. In realtà il dipinto conserva ancora, sotto i più recenti strati di colore, la visione monumentale che Sironi venne chiamato a immortalare nella più prestigiosa aula dell’Università.
Questo fu verificato nel 1994 da un’equipe dell’Istituto Centrale per il Restauro, che utilizzò la tecnica riflettografica (una sorta di evoluto esame a infrarossi) per conoscere la stratificazione del dipinto e eseguire un intervento conservativo. Oggi sappiamo dunque che la storia vive ancora sotto i millimetri di colore che ci separano dall’immagine autentica.
In questo tempo governato da tecnologie sempre più impalpabili, nel quale fioccano forme di censura straordinariamente invisibili e veloci, è doveroso fermarsi a riflettere sull’importanza dei documenti e delle fonti, idee e testimonianze che questi ci tramandano. Nella prospettiva in cui la storia non si può cancellare, tentare di coprirla paradossalmente potrebbe rivelarsi il modo più semplice per permettere che si ripeta.
Fonti cartacee:
A. Sironi (a cura di), Sironi: la grande decorazione, Electa, Milano (2004)
C. Gian Ferrari, Mario Sironi e il manifesto della pittura murale: un progetto di fusione delle arti, da Sironi. La grande decorazione, catalogo della mostra, Pinacoteca Nazionale, Bologna (2003)



Segnalo che il dipinto murale di Sironi fu restaurato dal pittore Carlo Siviero, non da Rodolfo Siviero.
Grazie Stefania per la correzione, in pieno spirito WIS! Spero che l’articolo ti sia stato utile
un po’ in ritardo rispetto all’articolo ti chiedo: dov’è il fascio littorio nella foto originale? E il fucile? Non riesco a vederli…
Grazie.
Ciao MM1, il fascio e il fucile sono già parzialmente coperti nella foto d’epoca. Il primo si trova nella parte centrale (con i numeri X e IV dipinti sopra). Mentre il fucile è il sostegno scuro dell’uomo di spalle a destra (più evidente in una tavola preparativa di Sironi che non ho pubblicato). Stai lavorando a una ricerca o è solo curiosità?