Hai partecipato il 7 novembre 2011 alla cerimonia inaugurale della Scuola Superiore di Studi Avanzati e della Foresteria Sapienza?
Ho partecipato alla cerimonia d’inaugurazione della SSAS e della Foresteria Sapienza e l’impressione che ho avuto, riguardo le strutture, è di modernità e funzionalità. Gli spazi sono ampi e le stanze degli studenti, paragonate a quelle dei college inglesi di cui ho avuto diretta esperienza: nel Regno Unito a Stock-on-Trent, Canterbury e Chelmsford e in Irlanda a Galway e Limerick. Sono di pari, se non superiore livello.
Ci racconti cosa hai visto, come ti sei sentito e che cosa ti ha più colpito?
Mi ha colpito particolarmente l’alto interesse dei media riguardo l’evento e l’impronta sociale che la Sapienza ha voluto dare alla scuola. Nel corso dell’inaugurazione sono state nominate più volte le altre Scuole di Eccellenza presenti sul territorio italiano, prima fra tutte la Normale di Pisa, con le quali sembra che la SSAS avrà rapporti. E immagino che la lectio magistralis di Giorgio Parisi sia stata proposta nella giornata d’inaugurazione ispirandosi ai corsi di orientamento universitario, organizzati ogni anno dalla Normale di Pisa, a cui ho avuto modo di partecipare.
Essendo uno dei 16 studenti eccellenti, dopo aver superato le 3 prove obbligatorie per entrare nella SSAS, in che ambito svilupperai i tuoi interessi?
Sul piano umano e personale mi sono sentito sicuramente onorato di essere stato selezionato, specialmente per la selettività del concorso. Ma il problema che mi ha preoccupato di più è stato l’obbligo di scegliere tra la SSAS e la borsa di studio SIF, Società Italiana di Fisica, che ho anche vinto. Essendo incompatibili tra loro perché la SIF richiede, per poter accettare la borsa di studio, di non godere di benefici quali l’alloggio gratuito, offerto invece dalla SSAS, mi sono trovato davanti ad una scelta difficile e insieme importante.
Considerando che lo scopo della SSAS, come sottolineato dal Prof. Luigi Frati, è favorire sì lo sviluppo intellettuale degli studenti attraverso lo scambio con loro pari, ma anche quello di riconoscere il merito e garantire, a prescindere dalle condizioni economiche di provenienza, il diritto allo studio, ho ritenuto giusto lasciare l’opportunità che ho avuto, ad altri studenti meritevoli probabilmente con necessità di alloggio più impellenti delle mie che risiedo già nella Capitale, riservandomi di partecipare in seguito ai percorsi di eccellenza organizzati dalla Sapienza, anch’essi probabilmente collegati a quelli della SSAS. Quindi, avendo deciso di rinunciare, non ho aspettative nei confronti della SSAS, ma solo rispetto al corso di Laurea che frequento, spero, infatti, che possa portarmi ad una formazione che mi permetta di inserirmi in futuro nell’ambito della ricerca in Italia o all’estero.
A quale facoltà e a che corso di laurea ti sei iscritto?
Dopo aver superato le prove obbligatorie per entrare alla SSAS svilupperò i miei interessi nell’ambito della fisica. Mi sono iscritto infatti al corso di Laurea triennale in Fisica. Non ho ancora sviluppato un’area specifica di interesse, nonostante abbia sempre avuto e continui ad avere da parte dei miei genitori, che hanno studiato fisica, numerosi stimoli, e ne riceva anche dall’esterno con visite a laboratori, per esempio il CERN, che si occupano di diversi ambiti della ricerca.
Anche se hai appena iniziato, c’è qualcosa che consiglieresti a un ragazzo sfiduciato di fronte allo studio?
Consiglierei una riflessione: secondo me non ha senso cercare in scuole private, corsi di preparazione agli esami e simili, la motivazione che deve provenire da sé stessi. Quindi, secondo me, l’importante è rendersi conto se veramente si vuole proseguire negli studi oppure se è stata una scelta affrettata, magari per far piacere a qualcuno o pensando così, di migliorare la propria posizione retributiva in futuro. Bisogna prenderne atto e lasciar perdere, se questi ultimi i motivi.
L’università non è la scuola dell’obbligo: è fatta per sviluppare intellettualmente gli studenti interessati. Se la sfiducia provenisse invece da un’ambizione frustrata l’unica cosa da rivedere è il metodo di studio: personalmente ritengo che “solo la costanza paghi”. E se c’è interesse, essere costanti non pesa. Potrebbe forse servire un aiuto esterno per riprendere, questo ben venga! Ma solo dopo una riflessione su sé stessi e su cosa ci si sta a fare all’università. Questo è ciò che penso.



E’ bello sapere che, oltre a Istituti rinomati come la Normale di Pisa, ci siano anche in alri luoghi d’Italia Istituti di Alta Formazione universitaria. Spesso critichiamo la disorganizzazione del mondo accaedimico italiano, mettendone in luce i punti deboli e non riconoscendo che, malgrado i tagli, vi siano Istituti di eccellenza e la didattica e la ricerca italiane sono apprezzate nel mondo (molti ricercatori che emigrano sono accolti a braccia aperte all’estero, e molti stranieri vengono in Italia per formarsi e studiare).
Questo articolo pernso che ci inviti a riflettere su due elementi: in primo luogo su quel che abbiamo in Italia e, che a causa de tagli, rischiamo di perdere, ossia un tesoro da sviluppare e valorizzare; in secondo luogo che molti Centri d’eccellenza sono sconosciuti ai più, ed andrebbero valorizzati e pubblicizzati meglio, mostrando le possibilità che offrono sia per i triennalisti che per gli studenti di magistrale o specialistica e ai dottorandi.
Penso che già da qui possiamo inziare a fare qualcoa in tal proposito.
Ciao Tiziana, buon lavoro a te e alla redazione!
Grazie a te per il tuo commento Maria Teresa! è importante far emergere proprio quanto dici. Noi ce la stiamo mettendo tutta, valorizzando chi è disposto con tenacia e buona volontà a dare il suo contributo. I cambiamenti sono possibili. Ne sono certa.