L'esperienza

La Norvegia è un altro mondo

Carlotta Balena racconta il suo Erasmus all'Università di Oslo, tra servizi internet eccellenti e sistemi di integrazione amichevoli.

Quando ho deciso di partire per l’Erasmus la Norvegia non era la mia prima scelta: sognavo di andare a Londra, tra confusione, cosmopolitismo e autobus a due piani.

Università di Oslo

Invece mi sono ritrovata in uno studentato affacciato su un lago e circondato da foreste popolate da alci, in una società efficiente e aperta, a studiare presso un’Università che si impegnava per costruire attorno alle lezioni una comunità di persone, di relazioni e di esperienze il cui valore sui libri non si trova. E con licenza poetica: non poteva andarmi meglio.

L’Erasmus è un’esperienza bellissima dovunque la si svolga, ma per me è stato davvero qualcosa di più: è stata una scoperta non solo di un altro paese ma proprio di un’altra realtà di vita. Prima di farvi entrare nelle aule dell’Università di Oslo permettetemi una premessa sul contesto sociale in cui questa Università si fonda. La società norvegese è completamente incentrata sullo sviluppo e l’educazione dell’individuo: con questa definizione intendo dire che tutte quelle strutture e istituzioni che si occupano della formazione di una persona sono fortemente appoggiate e tenute in grande valore dal governo e dalla società. Per farvi un esempio: solo nel mio studentato erano presenti 3 asili a disposizione degli studenti con famiglia. Vicino alle case – alle cose non alle scuole – esiste un segnale stradale per avvertire automobilisti e ciclisti che dice “i bambini giocano” e pertanto si prega di fare attenzione. Il governo appoggia economicamente la formazione, dall’asilo fino agli studi universitari e questo permette ai giovani di poter coltivare sia la famiglia che lo studio, senza dover scegliere.

Arriviamo ora all’Università.

Università di Oslo

Il primo problema che uno studente Erasmus affronta è l’alloggio. L’Università di Oslo ha un sistema di numerosi studentati dislocati nella città che offrono affitti contenuti e la possibilità di vivere con altri studenti. A inizio semestre ci si iscrive ai corsi: in base al numero degli studenti l’Università sceglie il tipo di aula più adatto e invia la lista degli studenti ai professori che prontamente ti fanno avere via telematica il programma completo di tutto il semestre lezione per lezione.

Per me che provenivo dalla Sapienza – dove non puoi fare un passo senza avere un modulo cartaceo in triplice copia timbrato e controfirmato dalla segreteria di competenza, e dove le ore perse nei corridoi aspettando che il professore di turno si presenti al ricevimento fanno parte della vita come il caffè a colazione – trovarmi in una struttura dove tutto funziona tramite il web e dove l’Università ti manda un’email se il professore manca o anche solo per ricordarti che il giorno dopo hai l’esame, è stato abbastanza sorprendente. La piattaforma dello Studentweb, così è chiamato, non serve solo a iscriversi agli esami: lo studente può scaricare le dispense dei professori e i riassunti di ogni singola lezione che il prof normalmente carica nell’eventualità che qualcuno sia stato assente.

Università di Oslo

Per gli studenti internazionali l’Università di Oslo ha organizzato un sistema di integrazione per agevolare le nuove amicizie chiamato Buddy Group. Buddy in inglese significa “amico”: il primo giorno della settimana di orientamento per gli Erasmus (sì, è prevista un’intera settimana d’orientamento dedicata esclusivamente a spiegarti come funziona tutto, dai corsi universitari a quali sono i supermercati più economici della città) ogni studente internazionale è inserito all’interno di un gruppo, formato in base alla comune facoltà di provenienza, dove ci sono sia buddies, ovvero studenti norvegesi dell’Università di Oslo, sia altri studenti internazionali. I buddies coinvolgono i nuovi studenti che ancora non conoscono nessuno in una serie di uscite, feste, pranzi tutti insieme alla mensa, gite domenicali e via dicendo con lo scopo di conoscerti e farti conoscere Oslo, la tua nuova università e più in generale la Norvegia. Come dire, se dopo i primi dieci giorni ancora non avete amici, vuol dire che siete proprio degli eremiti.

I docenti si limitano solo a svolgere le lezioni e non fanno ricevimenti, come avviene da noi, per firmare piani di studio o risolvere problemi burocratici: per quello ci sono delle figure apposite, degli “assistenti degli studenti”, per lo più giovani e presenti quasi tutti i giorni, il cui lavoro è rispondere alle domande e aiutarti a risolvere gli eventuali problemi del percorso di studio.

Università di Oslo

Come ho detto all’inizio, l’Università di Oslo crea attorno allo studio tutta una serie di iniziative e cura strutture per costruire una comunità, per permettere alle persone di conoscere i loro compagni di studio e intessere relazioni. Non parlo solo del fatto che quasi tutte le facoltà hanno un pub (dentro la facoltà) dove ritrovarsi la sera, oppure del fatto che ogni domenica l’Università organizzi gratuitamente il tour di Oslo per studenti stranieri, l’escursione con gli sci o un’uscita guidata al museo: parlo anche del fatto che ci sono quattro palestre universitarie dislocate su Oslo dove, pagando l’equivalente di 90 euro, si può fare sport per sei mesi scegliendo qualsiasi attività si voglia praticare, dal basket alla piscina, dalla danza classica al lancio del frisbee. Parlo del fatto che dentro il campus universitario c’è una biblioteca grande e ariosa dove ognuno è libero di studiare, prendere in prestito qualsiasi libro in tante lingue (molti in italiano), o semplicemente sedersi sui divani e leggere i maggiori quotidiani del mondo messi a disposizione di tutti sugli scaffali.

Di cose che mi hanno lasciato a bocca aperta ne ho viste tante. Come quando quella mia amica italiana, anche lei in Erasmus, si è trovata in un corso attivato in lingua norvegese: la poverina il primo giorno di lezione non spiccicando una parola in norvegese ha alzato la mano e fatto presente il problema. Il prof si è consultato con altri alunni e due minuti dopo tutti erano d’accordo a sostenere le lezioni del semestre seguente in lingua inglese; il tutto, solo per la mia amica che non parlava norvegese. Ma ve la immaginate una ragazza norvegese che entra alla Sapienza e dice “scusate, io non parlo italiano, potete fare il corso in inglese?” e nessuno fa una piega? Io non ci riesco. E poi tante altre cose mi hanno lasciato a bocca aperta al di fuori dell’università. Le persone che prendono la metro con gli sci sulle spalle, quelle che pattinano sui laghi ghiacciati d’inverno e che ballano lo swing sul molo nelle notti senza buio d’estate, l’aurora boreale….ma tutto questo è un altro articolo. Anzi, è un altro mondo.

Riguardo a Carlotta Balena

Giornalista e blogger. Ho conseguito la laurea triennale in Letteratura, musica e spettacolo nel 2009 e la laurea magistrale in Editoria e Scrittura a marzo 2012 con tesi riguardante Twitter e le nuove frontiere del Giornalismo digitale. Nel 2011 sono stata in Erasmus in Norvegia.