Quando ho deciso di partire per l’Erasmus la Norvegia non era la mia prima scelta: sognavo di andare a Londra, tra confusione, cosmopolitismo e autobus a due piani.
Invece mi sono ritrovata in uno studentato affacciato su un lago e circondato da foreste popolate da alci, in una società efficiente e aperta, a studiare presso un’Università che si impegnava per costruire attorno alle lezioni una comunità di persone, di relazioni e di esperienze il cui valore sui libri non si trova. E con licenza poetica: non poteva andarmi meglio.
L’Erasmus è un’esperienza bellissima dovunque la si svolga, ma per me è stato davvero qualcosa di più: è stata una scoperta non solo di un altro paese ma proprio di un’altra realtà di vita. Prima di farvi entrare nelle aule dell’Università di Oslo permettetemi una premessa sul contesto sociale in cui questa Università si fonda. La società norvegese è completamente incentrata sullo sviluppo e l’educazione dell’individuo: con questa definizione intendo dire che tutte quelle strutture e istituzioni che si occupano della formazione di una persona sono fortemente appoggiate e tenute in grande valore dal governo e dalla società. Per farvi un esempio: solo nel mio studentato erano presenti 3 asili a disposizione degli studenti con famiglia. Vicino alle case – alle cose non alle scuole – esiste un segnale stradale per avvertire automobilisti e ciclisti che dice “i bambini giocano” e pertanto si prega di fare attenzione. Il governo appoggia economicamente la formazione, dall’asilo fino agli studi universitari e questo permette ai giovani di poter coltivare sia la famiglia che lo studio, senza dover scegliere.
Arriviamo ora all’Università.
Il primo problema che uno studente Erasmus affronta è l’alloggio. L’Università di Oslo ha un sistema di numerosi studentati dislocati nella città che offrono affitti contenuti e la possibilità di vivere con altri studenti. A inizio semestre ci si iscrive ai corsi: in base al numero degli studenti l’Università sceglie il tipo di aula più adatto e invia la lista degli studenti ai professori che prontamente ti fanno avere via telematica il programma completo di tutto il semestre lezione per lezione.
Per me che provenivo dalla Sapienza – dove non puoi fare un passo senza avere un modulo cartaceo in triplice copia timbrato e controfirmato dalla segreteria di competenza, e dove le ore perse nei corridoi aspettando che il professore di turno si presenti al ricevimento fanno parte della vita come il caffè a colazione – trovarmi in una struttura dove tutto funziona tramite il web e dove l’Università ti manda un’email se il professore manca o anche solo per ricordarti che il giorno dopo hai l’esame, è stato abbastanza sorprendente. La piattaforma dello Studentweb, così è chiamato, non serve solo a iscriversi agli esami: lo studente può scaricare le dispense dei professori e i riassunti di ogni singola lezione che il prof normalmente carica nell’eventualità che qualcuno sia stato assente.
Per gli studenti internazionali l’Università di Oslo ha organizzato un sistema di integrazione per agevolare le nuove amicizie chiamato Buddy Group. Buddy in inglese significa “amico”: il primo giorno della settimana di orientamento per gli Erasmus (sì, è prevista un’intera settimana d’orientamento dedicata esclusivamente a spiegarti come funziona tutto, dai corsi universitari a quali sono i supermercati più economici della città) ogni studente internazionale è inserito all’interno di un gruppo, formato in base alla comune facoltà di provenienza, dove ci sono sia buddies, ovvero studenti norvegesi dell’Università di Oslo, sia altri studenti internazionali. I buddies coinvolgono i nuovi studenti che ancora non conoscono nessuno in una serie di uscite, feste, pranzi tutti insieme alla mensa, gite domenicali e via dicendo con lo scopo di conoscerti e farti conoscere Oslo, la tua nuova università e più in generale la Norvegia. Come dire, se dopo i primi dieci giorni ancora non avete amici, vuol dire che siete proprio degli eremiti.
I docenti si limitano solo a svolgere le lezioni e non fanno ricevimenti, come avviene da noi, per firmare piani di studio o risolvere problemi burocratici: per quello ci sono delle figure apposite, degli “assistenti degli studenti”, per lo più giovani e presenti quasi tutti i giorni, il cui lavoro è rispondere alle domande e aiutarti a risolvere gli eventuali problemi del percorso di studio.
Come ho detto all’inizio, l’Università di Oslo crea attorno allo studio tutta una serie di iniziative e cura strutture per costruire una comunità, per permettere alle persone di conoscere i loro compagni di studio e intessere relazioni. Non parlo solo del fatto che quasi tutte le facoltà hanno un pub (dentro la facoltà) dove ritrovarsi la sera, oppure del fatto che ogni domenica l’Università organizzi gratuitamente il tour di Oslo per studenti stranieri, l’escursione con gli sci o un’uscita guidata al museo: parlo anche del fatto che ci sono quattro palestre universitarie dislocate su Oslo dove, pagando l’equivalente di 90 euro, si può fare sport per sei mesi scegliendo qualsiasi attività si voglia praticare, dal basket alla piscina, dalla danza classica al lancio del frisbee. Parlo del fatto che dentro il campus universitario c’è una biblioteca grande e ariosa dove ognuno è libero di studiare, prendere in prestito qualsiasi libro in tante lingue (molti in italiano), o semplicemente sedersi sui divani e leggere i maggiori quotidiani del mondo messi a disposizione di tutti sugli scaffali.
Di cose che mi hanno lasciato a bocca aperta ne ho viste tante. Come quando quella mia amica italiana, anche lei in Erasmus, si è trovata in un corso attivato in lingua norvegese: la poverina il primo giorno di lezione non spiccicando una parola in norvegese ha alzato la mano e fatto presente il problema. Il prof si è consultato con altri alunni e due minuti dopo tutti erano d’accordo a sostenere le lezioni del semestre seguente in lingua inglese; il tutto, solo per la mia amica che non parlava norvegese. Ma ve la immaginate una ragazza norvegese che entra alla Sapienza e dice “scusate, io non parlo italiano, potete fare il corso in inglese?” e nessuno fa una piega? Io non ci riesco. E poi tante altre cose mi hanno lasciato a bocca aperta al di fuori dell’università. Le persone che prendono la metro con gli sci sulle spalle, quelle che pattinano sui laghi ghiacciati d’inverno e che ballano lo swing sul molo nelle notti senza buio d’estate, l’aurora boreale….ma tutto questo è un altro articolo. Anzi, è un altro mondo.




Gran bell’articolo!E confermo tutto sul corso attivo in norvegese, che improvvisamente (a causa mia e grazie ai miei compagni norvegesi) si è trasformato in un corso in lingua inglese…hanno confabulato due minuti tra loro appena gli ho spiegato che io in norvegese sapevo dire solo “grazie” e poi hanno parlato inglese per tutto il semestre,davvero senza fare una piega!
Grazie Rosa!! Meno male che mi hai confermato, magari qualcuno non ci credeva
!!!
grazie carlotta! articolo chiaro e suggestivo. C’è dentro tutto della nostra esperienza.
Grazie Maddalena!!
Ciao Carlotta
bell’articolo,molto interessante. E’ possibile parlare direttamente con te ad esempio via Facebook?
Ciao Lalla, ma certo! Ti ho appena mandato una email! A presto e grazie per il tuo commento!
Complimenti Carlotta sia per l’articolo che per il coinvolgimento suscitato. In pieno spirito Work In Sapiens.
Avanti così!
Ti ringrazio Marco! Non posso che essere felice se qualcuno, leggendo, si avvicina a un paese meraviglioso come la Norvegia!:)
Complimenti, molto brava.
Ho letto che scrivi una tesi sul giornalismo digitale. Anche io! posso sapere qual è il tuo relatore?
Perchè a quanto pare al nostro corso, nonostante l’etichetta “Editoria e scrittura”, nessuno è disposto a seguirti in una tesi sul futuro del giornalismo!
Fammi sapere
Ciao Carlotta
e in bocca al lupo per la tesi
Ciao Salvatore, ti ringrazio per i complimenti e, assolutamente, crepi il lupo!! Ti invio subito una email per rispondere alla tua domanda!;)
Ciao Carlotta!!! Articolo semplicemente meraviglioso!!! Io dovrei andare in Erasmus a Oslo l’anno prossimo e, con la lettura del tuo articolo, mi è venuta voglia di partire ora!!:D É possibile parlarti, magari via Facebook, piú dettagliatamente sulla tua esperienza?? Se per te non è un problema! Grazie mile!!!!
Ciao Lulu, certo, ti invio subito una email!;) Grazie a te!
Bellissimo articolo, complimenti! mi piacerebbe fare un’esperienza all’estero e i paesi scandinavi mi attirano tantissimo. volevo chiederti se hai un blog dove hai scritto della tua esperienza! complimenti ancora
Ciao Michela, ho un blog personale dove ogni tanto posto qualcosa sulla Norvegia (sezione Norway and I) questo è il link http://carlottabalena.wordpress.com comunque se ti servono info specifiche chiedi pure!
A presto!
Ciao Carlotta! Bellissimo articolo, complimenti
anch’io sarei intenzionato a fare un erasmus ad Oslo
volevo farti questa domanda: sai se è facile trovare lavoro per noi studenti stranieri durante l’esperienza per compensare al caro vita? Grazie in anticipo
Ciao Francesco, grazie per i complimenti. Per quanto riguarda la ricerca di lavoro, l’Università di Oslo ha un efficiente servizio di placement ed anche una sorta di rivista associata in cui vengono pubblicati gli annunci di lavoro. Durante la settimana di orientamento potrai partecipare ad incontri finalizzati proprio a spiegarti come fare per trovare lavoro. Se parli un po’ di norvegese ti sarà semplicissimo trovare un impiego, diversamente ti consiglio di rivolgerti a questo ufficio dove ti sapranno aiutare!
Ciao Carlotta…articolo molto interessante…sono stato già due volte in Norvegia e mi stupisco positivamente ogni volta. Ho intenzione di iscrivermi all’Università di Oslo e comunque di andare a vivere in Norvegia. Posso farti delle domande in privato o tramite FB? Grazie…
Ciao Mariano, ti ho inviato un messaggio privato!
Ciao Carlotta, grazie del tuo bellissimo resoconto, l’ho letto e riletto e mi hai dato la “spinta” finale nel scegliere Oslo come meta per l’Erasmus. Vorrei chiederti però maggior informazioni su come far richiesta per l’alloggio, se è una cosa automatica o devi informarti te (e dove)!
Se magari ti è più comodo mandami una mail, sono nella tipa ansia pre-Erasmus (nonostante manchino ancora mesi e mesi!!)
Complimenti per il tuo articolo!!…Anch’io ad Aprile farò un’esperienza di tre mesi ad Oslo in un istituto di conservazione con il progetto Erasmus Placement. Avrei bisogno di un aiuto per eventuale alloggio anche in campus. Potrei contattarti anche in privato? Grazie ..