Il personaggio storico

Bachelet e la Costituzione: un insegnamento attuale

Il leit-motiv del'insigne giurista come chiave di lettura per comprendere meglio i nostri giorni

Un uomo da ricordare. Ma non perché avvolto dall’aurea di gloria che viene tributata a ogni personalità scomparsa oppure perché deceduto in circostanze tragiche che lo hanno eletto a martire della democrazia e della civiltà.

Anche se è trascorso un trentennio dalla sua morte (avvenuta per mano brigatista sulle scale della facoltà di “Scienze Politiche”), al giorno d’oggi Vittorio Bachelet è figura che merita risalto in virtù della sua attività di studioso, caratterizzata da un riferimento costante all’insieme di leggi e principi fondamentali che regolano l’attività e le funzioni della Repubblica Italiana: la Costituzione.

Laureato in Giurisprudenza all’università “La Sapienza” di Roma nel 1947, Bachelet fin dai primi scritti, risalenti al periodo delle docenze accademiche e dedicati al diritto amministrativo oggetto della sua tesi di laurea (dal titolo “I rapporti fra lo Stato e le organizzazioni sindacali”), focalizzò l’attenzione sui rapporti tra il cittadino e la pubblica amministrazione e, soprattutto, come le procedure di questa, per non danneggiare la tutela e la dignità dell’individuo, si richiamassero alla carta fondamentale del nostro Paese. Come l’articolo 24: «Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi» o come l’articolo 113. «Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi gli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa».

[…] Per quanto riguarda la configurazione costituzionale dell’atto amministrativo, non par dubbio che l’articolo 113 consenta di individuarlo soprattutto come atto della pubblica amministrazione contro il quale si può sempre invocare la tutela di un giudice […] Può dirsi, anzi, che sia questa la più importante norma che consente di ricostruire, sia pure imperfettamente, il profilo normale dell’atto amministrativo, – e cioè il suo regime giuridico tipico – secondo Costituzione […]

Vittorio Bachelet

Parole da una parte figlie della preoccupazione dell’epoca che Bachelet nutriva verso un settore ancora slegato dalla Costituzione, e dunque eventuale zona franca dove la difesa dei diritti del cittadino correva il rischio di venir meno, mentre dall’altra riflettono la convinzione radicata che solo il confronto sistematico con ciò che fu emanato dall’Assemblea Costituente nel dicembre del 1947 potesse essere il rimando imprescindibile per garantire la libertà dell’individuo e assicurare progresso e benessere a un’Italia allora fragile perché appena uscita dalle macerie del secondo conflitto mondiale.

A tal proposito, un suo commento arrivò in merito alle tensioni del ’68. «Solo uno Stato efficiente e giusto può essere credibile agli occhi dei cittadini e, dunque, promotore di libertà. E la società è libera solo se la libertà è amata e presidiata dagli stessi cittadini».

Il forte legame costituzionale si rinnovò su altre tematiche. Come il terrorismo politico degli Anni Settanta.

«La democrazia è invece patrimonio dei lavoratori che costituiscono il fondamento sociale e politico della Costituzione, la democrazia è la vivente dimostrazione che la conflittualità degli interessi non esclude la loro composizione, né la convivenza; la democrazia è conquista e vittoria quotidiana contro la sopraffazione, è difesa dei diritti faticosamente conquistati».

Gazzetta Ufficiale dedicata alla Costituzione (1947)

Questi tasselli di grande impegno civico brillano di interesse se rapportati all’attualità italiana dell’ultimo decennio. Dove si è assistito a delegittimazioni della Costituzione con provvedimenti (Lodo Alfano) che non ponevano più tutti i cittadini sullo stesso piano davanti alla legge (articolo 3). Oppure con riforme che hanno minato la stabilità del sapere pubblico e “il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi anche se privi di mezzi” come recita l’articolo 34. Come quella che coinvolge gli studi accademici, approvata nel dicembre 2010, che prevede un progressivo taglio dei fondi all’università pubblica (nel 2012 altri 960 milioni di euro in meno), così depotenziata nella qualità e nel ruolo di centro di sapere e conoscenze in favore degli atenei privati, accessibili però soltanto da chi godrà di un certo benessere economico e destinati a divenire interlocutori principali del mondo del lavoro. Quel lavoro anch’esso diritto del cittadino e rivendicato dall’articolo 4“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto” – ma che le inquietudini del presente rendono precario, fragile e incerto.

Davanti a tanto degrado e altrettanta decadenza, quasi inevitabile rispolverare figure come Vittorio Bachelet. Quando, invece, non ce ne sarebbe bisogno. Perché perlomeno da chi amministra la politéia (‘Repubblica’) cara a Platone, il suo insegnamento dovrebbe essere già stato assimilato. Ha ormai sessantacinque anni.

Riguardo a Tommaso Nelli

Laureato in giornalismo d'inchiesta a "La Sapienza", presso il corso di laurea specialistica in Editoria e Scrittura (Giornalismo) della facoltà di Lettere e Filosofia, con tesi dal titolo "Vittime di un gioco più grande - Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: due misteri senza fine". Collabora con Infiltrato.it, Il Corriere Laziale e Talk Radio (Web Italia Network)