L'esperienza

La fortuna-sfortuna di essere fashion students

Laura Conti racconta la sua esperienza universitaria in "Scienze della Moda e del Costume" criticando i pregiudizi che gravitano attorno a chi studia in questo settore.

“Complimenti, finalmente hai finito il liceo! A quale corso universitario ti iscriverai?”

“Scienze della Moda e del Costume…”

“Ah… Cioè sarebbe?!?”

La smorfia finale di questa conversazione probabilmente ha accompagnato la “notte dopo degli esami”, (ovvero l’estate dopo la fatidica maturità), di tutti coloro i quali hanno scelto di iscriversi a questo corso di laurea. Perché mentre tutti, (dai parenti agli amici), pensano:

Giurisprudenza, ingegneria, medicina, economia…

tu pensi: “Adesso che rispondo mi saluterà pensando che sono un’idiota!

E così puntualmente accade! Ma le difficoltà più grandi arrivano quando, sommerso dalla confusione del traffico universitario, (nel quale difficilmente ci si orienta almeno all’inizio), si va a chiedere informazioni agli sportelli della segreteria: lì ti accorgi che praticamente non esisti. Perché mentre tu stai pensando:

Non devo dimenticare nulla di tutte le cose che ho da chiedere dopo l’interminabile fila che ho fatto!

la segretaria pensa: “oh menomale, uno studente di Moda con le sue sciocche richieste, posso rilassarmi un po’!”

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Coco Chanel

In tre anni di Università ho capito che i corsi di serie A e di serie B esistono, ma non tanto perché alcuni funzioni meglio di altri, ma perché il pregiudizio esiste nella testa delle persone.

Mi è capitato di sostenere un esame di Letteratura italiana con un’insegnate (anche piuttosto famosa), che al termine del colloquio mi ha detto: “Lei ha una buona proprietà di linguaggio, strano, di solito chi viene dal suo corso non sa nemmeno parlare…”

Mi sono messa nei panni di chi sa disegnare benissimo, che con una matita in mano sa incantare il mondo, ma magari non è “Pirandello” perché ha inclinazioni diverse, e mi sono chiesta se è forse un delitto. Chi lo ha stabilito cosa vale di più?

Se fossimo in un’accademia questi problemi non si porrebbero, ma non tutti possono permettersela, quindi il nostro corso andrebbe visto come un’opportunità, non come uno spreco.

Ho studiato materie bellissime che resteranno nel mio bagaglio culturale per sempre, ed ho incontrato persone frivole e sciocche, (che si trovano dappertutto), ma anche altre capaci ed intelligenti. Quando tutti pensano:

“Questa robetta non andrebbe insegnata all’Università pubblica.”

io penso: “Ok, non sarò Einstein, non potrò aiutare chi soffre, o progettare un’astronave, ma almeno so riconoscere i miei limiti.”

Studiamo il colore, la vita, il mondo che è intorno a noi, sicuramente cose più leggere della fisica nucleare ma, così come noi rispettiamo ed ammiriamo chi è in grado di far andare avanti la ricerca scientifica, così vorremmo qualche smorfia in meno riguardo la nostra passione che, forse, diventerà anche il nostro lavoro.

Non siamo geni, ma studenti come gli altri, e penso che il valore di ognuno, nei rispettivi campi, lo decreterà la vita, non le materie studiate.

 

Autrice: Laura Conti

Blog: Il mio Atelier on line

Email: laura-conti89@hotmail.it

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