La tesi

Carmela Lillo racconta l’Orientamento narrativo

Progettare un percorso formativo o migliorare la percezione di sé con la narrazione. Ecco a voi un estratto da "Raccontare l'orientamento", tesi in Pedagogia sperimentale discussa nel 2010 alla Sapienza

Pensiero narrativo

In Italia è dal 1997 che si parla di Orientamento narrativo: in quell’anno infatti all’Università di Perugia, il ricercatore Federico Batini, lavorando sulle metodologie di orientamento scolastico e professionale, ha ideato una metodologia che ha come strumento centrale la narrazione.
L’Orientamento narrativo è un metodo che sfrutta l’utilizzo di narrazioni, che vanno dai romanzi ai racconti, a film, immagini, e canzoni sui materiali biografici delle persone da orientare.

L’antropologia e l’etnografia culturale, la psicologia culturale, il co-struttivismo e la riflessività sono i paradigmi epistemologici dai quali ha preso le mosse.
Forte è il richiamo al punto di vista costruttivista per il quale sia scienza che arte sono due sistemi di costruzione del mondo. Secondo i teorici dell’Orientamento narrativo tutti gli esseri umani procedono alla costruzione di un mondo e di una realtà che non è soltanto una produzione individuale, ma viene negoziata con la cultura e la società di appartenenza.

La metodologia dell’orientamento narrativo risponde in modo nuovo, spesso creativo, alle esigenze dell’individuo che attraversa momenti di scelta.
Secondo questa metodologia orientare un individuo “significa trasferirgli competenze di autorientamento, con la finalità di scelte immediate o future, in direzione di una decisione o per una lettura più appropriata di un contesto esistenziale e/o professionale, per progettare un percorso formativo o per migliorare la percezione di sé in direzione di un’efficacia maggiore nell’azione di soddisfacimento dei propri bisogni, di realizzazione dei propri progetti e desideri, in direzione di una maggiore chiarezza su questi stessi”.

La filosofia da cui nasce questa pratica di orientamento mette al centro del processo la persona, il suo vissuto, la sua biografia personale, formativa e professionale, la storia dei suoi eventi critici e dei modi in cui sono stati affrontati, percepirti e raccontati, le sue aspirazioni, i suoi progetti. Si lavora attraverso stimoli narrativi e attraverso percorsi di implementazione di competenze narrative.
Per competenza narrativa si intende la capacità di narrare: di raccontare, ma anche ascoltare, una storia, di interpretare ed attribuire senso e significato agli eventi, alle situazioni, alle direzioni che ciascuno intraprende. Si lavora per favorire i processi di “sensemaking, e di sviluppare in relazione ad essi consapevolezza che si tratta di attribuzioni di senso in azioni situate: il senso attribuito al proprio percorso o semplicemente a ciò che accade oggi può essere differente dal senso che si attribuirà domani, o tra una settimana.

Del Sarto definisce la narrazione “come un processo cognitivo attraverso il quale strutturiamo, in unità di tempo temporalmente significative, unità di esperienza, attribuendogli un ordine e delle relazioni” e spiega come lo stesso processo si ripeta nel momento in cui ascoltiamo una narrazione, basti pensare all’operazione di “riempimento” che viene fatta quando, mediante l’immaginazione, collochiamo dati mancanti in una sequenza narrativa ascoltata.

Il pensiero narrativo agisce, in modo tacito, in qualsiasi situazione professionale, nella quale le capacità previsionali del professionista vengono esercitate tramite una narrazione del “probabile” per compiere l’azione più adeguata allo svolgersi degli eventi previsti.
Il recupero di esempi narrativi significativi consente una riflessione intorno ai significati e la costruzione di narrazioni ulteriori, tramite attività suggerite ad hoc, può rivestire un’importanza fondamentale per la formazione della professionalità o per compiere delle scelte, o per progettarsi.
Dunque le strutture narrative, derivanti dai concetti di schemi di storie, di modelli mentali, di sistemi funzionali della memoria, sono forme universali attraverso le quali le persone comprendono la realtà, se la rappresentano, le attribuiscono senso e significato e ne parlano.

La narrazione non ha soltanto una funzione interpretativa rispetto alla realtà esterna, ma struttura anche la modalità di pensiero che si ha di se stessi, ovvero quello che abitualmente si chiama coscienza di sé.
Il “Sé” individuale emerge sia dalle narrazioni sul vissuto personale che l’individuo stesso propone, narrazioni autobiografiche, sia dalle narrazioni che altri compiono su di lui, elaborate entrambe dall’individuo stesso in nuove forme di coscienza.
Risulta facile inferire come la mescolanza di questi due “mondi”, in-terno ed esterno, costituisca uno dei principali veicoli di produzione di significato e di possibilità di scambio rispetto ad esso.
Quando si racconta un evento nella narrazione sono frammisti l’evento e l’interpretazione che ne si da.
La nostra vita è condizionata più dalle opinioni e dai significati che si attribuiscono agli eventi che dagli eventi medesimi e le narrazioni giocano un ruolo centrale in questo processo di significazione.

Orientamento narrativo

Attraverso la narrazione si allena la capacità di autoanalisi e, quindi, la consapevolezza di sé, che la pratica dell’orientamento primariamente intende sviluppare nel soggetto.
L’unicità dei percorsi e delle storie, delle modalità di approccio alla propria esistenza ha sempre costituito un problema per la costruzione di metodi orientativi.
L’orientamento narrativo è una strada percorribile, proprio perché ri-solve la contraddizione tra l’assoluta differenza individuale e la necessità di applicare un metodo standardizzato.

Il senso nel quale utilizziamo il termine “narrativo” fa riferimento, principalmente, all’opposizione con l’altra forma di funzionamento co-gnitivo, quella logico-scientifica, ed al paradigma definito pedagogia narrativa, ricordando, comunque che essa è la forma primaria tramite la quale viene attribuito un significato all’esperienza umana.

L’orientamento narrativo tenta il difficile ed ambizioso percorso di ri-spondere pienamente alla domanda di senso e significato dell’uomo contemporaneo.
Le competenze che si propone di sviluppare sono: essere in grado di dare una struttura ed esercitare un controllo sul reale; essere in grado di fornire una propria interpretazione della realtà ed esercitare previsioni che costituiscano guida per l’azione; essere capaci di produrre consapevolmente senso e significato rispetto agli eventi, alla propria realtà, al proprio passato, presente e futuro ed essere coscienti della parzialità, della soggettività e provvisorietà di questo processo, rimanendo disponibile a negoziare senso e significato con gli altri e a rispettare le altrui produzioni; costruire consapevolmente la propria identità personale e sociale.

Riguardo a Francesca Luziatelli

Ho studiato Editoria e Giornalismo alla Sapienza. Per Wis racconto ciò che vedo e sento intorno a me della nostra Università e seguo la rubrica "Storie in testa". Mi piace ascoltare: ogni aula, ogni prato, ogni ingresso e ogni scelta narrano storie.